Valdarno, dove perdersi significa ritrovarsi

 Piccolo itinerario fra borghi e natura

Era il 21 giugno 2014, mi ero svegliata di buonora e mi ero avviata verso i territori del Valdarno a bordo della compagna di mille avventure, la mia fidata Seat Ibiza. Il sole era già alto, e la destinazione stabilita da tempo: il seminario per traduttori Words at the Winery che avevo contribuito a organizzare insieme alle colleghe della sezione AITI Toscana (Associazione Italiana Traduttori e Interpreti). Di lì a poco sarebbe iniziata una full immersion nella terminologia italiana e inglese relativa al settore enologico, avrei avuto modo di visitare le cantine e di degustare i vini prodotti all’interno di una cornice da favola come quella offerta da Il Borro, Relais & Chateaux.

Words at the Winery_AITI Toscana_JUSTranslations

Foto di Gianluca Marzo per AITI Toscana

Di questo ero certa, quello che mi sfuggiva era il modo in cui arrivare alla mia meta, perciò mi ero affidata al navigatore. Tutto bene fino all’uscita Valdarno dell’Autostrada del Sole, quando la guida satellitare ha smesso di collaborare ed è venuta definitivamente meno. Ero consapevole di non trovarmi spersa nel nulla, ma avevo talmente contato sull’aiuto della tecnologia da non aver controllato il mio itinerario e adesso mi sentivo preda delle mie insicurezze, del timore di arrivare tardi e di compromettere la riuscita di un evento al quale avevo puntato per mesi. Allora mi sono fermata e ho pensato che succede proprio così quando è qualcos’altro, e non noi stessi, che guida, sia esso pure la voce sintetica del marchingegno posizionato sul cruscotto: succede che la strada diventa una mera striscia grigia e il panorama retrocede a sfondo in costante scorrimento. E se in un tale scenario indistinto il pensiero è libero di muoversi e di non soffermarsi, ciò che si perde è la capacità di vedere, l’attenzione al dettaglio, ai paesaggi, alle persone, ai colori, ai profumi.

Sono ripartita. Mi sono accorta che era il solstizio d’estate – il giorno più lungo, la notte più corta del nostro emisfero –, che la stessa altezza del sole me lo ricordava insieme a una natura tutta protesa verso la stagione più calda. Mentre la macchina andava, ho avuto la percezione del silenzioso lavorio degli elementi, e poco dopo sono comparse le formazioni d’argilla e sabbia note come Le Balze, ricordo del lago che occupava l’attuale Valdarno in lontane ere geologiche. Un paesaggio surreale – in parte del tutto brullo, in parte coperto da vegetazione -, fatto di solchi e creste che si allungano e procedono a ritroso, che si moltiplicano e si ramificano.

Balze_Valdarno_JUSTranslations

Ho proseguito, e sono arrivata in un borgo che abbina il nome latino dell’alloro a quello del torrente sul quale si affaccia: Loro Ciuffenna. Mi hanno accolta pittoresche case in pietra, viuzze tortuose, un vecchio ponte e il mulino ad acqua più antico della Toscana, del tutto funzionante e utilizzato per la macinazione di uno dei prodotti tipici del luogo, la farina di castagne. Mi è sembrato quasi di sentirne l’odore, di rivedere i ricci che racchiudono i frutti della stagione che avrebbe fatto da immediato seguito a quella appena iniziata. Ho continuato.

Loro Ciuffenna_Valdarno_JUSTranslations

Mulino_Valdarno_JUSTranslations

L’andamento del mio viaggio si è fatto più pacato, e ha preso ad accordarsi coi ritmi lenti che regolano i cicli della natura e la stessa vita in questi luoghi. La strada provinciale che seguivo era quella dei Setteponti, e mi ha condotta a San Giustino Valdarno, raccolto attorno alla sua pieve romanica.

Era il momento di deviare e, poco distante, ho intravisto Il Borro, appollaiato sullo sperone roccioso che sovrasta il profondo fossato scavato nei decenni dall’omonimo torrente. Alla mia vista si è offerto un vero e proprio gioiello medievale, riportato all’antico splendore dal restauro seguito all’acquisto dell’intera tenuta da parte di Ferruccio Ferragamo nel 1993. Il mondo ordinario sembrava lontanissimo: qui non c’era asfalto ma solo strade lastricate, qui non vigevano i rumori cittadini bensì il silenzio interrotto dal frinire delle cicale, mentre una brezza calda faceva dondolare le rose arrampicate sulle facciate delle vecchie case dei mezzadri. Un’oasi di pace.

Valdarno_JUSTranslations

Il mio viaggio era finito, ero arrivata a destinazione e di lì a poco sarebbe iniziata la parte istituzionale della mia giornata, attesa con trepidazione da tempo. Prima di uscire dalla macchina e avviarmi a salutare le colleghe, però, ho aspettato qualche minuto: volevo conservare il corso di un itinerario nel quale, rischiando di perdermi, avevo finito per attingere e ritrovare una parte genuina di me, fatta di lentezza e meraviglia. Volevo conservarla per il futuro, insieme all’ospitalità sincera che contraddistingue questi luoghi.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.